sabato 26 gennaio 2013

Nulla due volte accade

 
 
Nulla due volte accade
nè accadrà. Per tal ragione
si nasce senza esperienza,
si muore senza assuefazione.

Anche agli alunni più ottusi
della scuola del pianeta
di ripeter non è dato
le stagioni del passato.

Non c'è giorno che ritorni,
non due notti uguali uguali,
nè due baci somiglianti,
nè due sguardi tali e quali.

Ieri, quando il tuo nome
qualcuno ha pronunciato,
mi è parso che una rosa
sbocciasse sul selciato.

Oggi, che stiamo insieme,
ho rivolto gli occhi altrove.
Una rosa? Ma cos'è?
Forse pietra, o forse fiore?

Perchè tu, malvagia ora,
dài paura e incertezza?
Ci sei perciò devi passare.
Passerai e qui sta la bellezza.

Cercheremo un'armonia,
sorridenti tra le braccia,
anche se siamo diversi
come due gocce d'acqua

(Wislawa Szymborska )

venerdì 25 gennaio 2013

Senza bussola


 Secondo Darwin avrei dovuto essere eliminato
 secondo Malthus neppure essere nato
 secondo Lombroso finirò comunque male
 e non sto a dire di Marx, io, petit bourgeois
 scappare, dunque, scappare
 in avanti in indietro di fianco
 (così nel quaranta quando tutti) ma
 permangono personali perplessità
 sono ad est della mia ferita
 o a sud della mia morte?

(Luciano Erba, L'ipotesi circense)


 

giovedì 24 gennaio 2013

COLD IN HAND BLUES



¿Y qué es lo que vas a decir?
Voy a decir solamente algo.
¿Y qué es lo que vas a hacer?
Voy a ocultarme en el lenguaje.
¿Y por qué?
Tengo miedo.

(Alejandra Pizarnik, L’inferno musicale, 1971) 
 

E cosa dirai?
Mi limiterò a dire qualcosa.
E cosa farai?
Mi nasconderò nel linguaggio.
E perché?
Ho paura.


mercoledì 23 gennaio 2013

A uno sconosciuto


 
 
Passing stranger! you do not know how longingly I look upon you,
You must be he I was seeking, or she I was seeking, (it comes to me
as of a dream,)
I have somewhere surely lived a life of joy with you,
All is recall'd as we flit by each other, fluid, affectionate,
chaste, matured,
You grew up with me, were a boy with me or a girl with me,
I ate with you and slept with you, your body has become not yours
only nor left my body mine only,
You give me the pleasure of your eyes, face, flesh, as we pass, you
take of my beard, breast, hands, in return,
I am not to speak to you, I am to think of you when I sit alone or
wake at night alone,
I am to wait, I do not doubt I am to meet you again,
I am to see to it that I do not lose you.
 (Walt Withman)


Sconosciuto che passi! non sai con quanto desiderio io ti guardo,
tu devi essere colui che io cercavo, o colei che cercavo (mi arriva come da un sogno),
certamente ho vissuto in qualche luogo una vita di gioia con te,
tutto è ricordato, mentre passiamo l’uno vicino all’altro, fluido, amorevole, casto, maturo,
sei cresciuto con me, sei stato ragazzo o ragazza con me, io ho mangiato e dormito con te, il tuo corpo è diventato
qualcosa che non appartiene soltanto a te, né ha lasciato che il mio restasse mio soltanto,
mi hai dato il piacere dei tuoi occhi, del tuo volto, della tua carne, mentre io passo, tu ne prendi in cambio dalla mia barba, dal mio petto, dalle mie mani,
non devo parlarti, devo pensarti quando seggo da solo o veglio la notte da solo,
devo aspettarti, non dubito che ti incontrerò ancora, e a questo devo badare, di non perderti.

 

martedì 22 gennaio 2013

Alla mia terra




lo so che nulla potrà mutare
il nero della mia gente,
il soliloquio scende
come una sera di scirocco
e non ha ragioni, non ha patria.
Io so che nulla potrà spiegare
la testa dura dei bambini,
mia madre non sa calmarli,
scende per i vicoli la stella
e da ogni casa
pare che venga e sia lontano il mare.
Io so che nulla si consuma
e profumo di mura e vecchie notti
un vento solitario come ardendo
nelle donne trabocca. La rovescia
nella polpa degli occhi il solleone.
Anneriscono ardendo. Lo spiraglio
delle notti festose, il brulichio
dei gioielli di voto, in un biroccio,
di sonagli dirupa.
Io so che il corpo ammala ove l'abbaglio
d'un ritratto è funesto,
il fuochista d'argento stralunato
nella stanza del porto.
Il mare ventilava i suoi capelli.
Io so che nulla potrà mutare.
Il cuore della mia gente,
il pianto dentro i muri nella sera,
i paesi violati da un respiro
di vento appena.
I morti nuovi brucerà l'estate,
fumerà l'azzurro
dai ruderi che l'afa slarga al mare.
Ossessa ossessa,
mia terra fedele al soliloquio
che sale incontro ai monti e le gramaglie
trascina, le sue colpe,
l'innocenza ferita come un figlio.

(Alfonso Gatto, La storia delle vittime)


lunedì 21 gennaio 2013

Non chiederci la parola


 
 
Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

(Eugenio Montale da Ossi di seppia)


domenica 20 gennaio 2013

Tra i rami, dopo i rami



 
 
 
Lo distinguo davvero, ora che manca.
L'albero che fu il perno dissestato del campo,
cancellato è più mio, posso parlarlo.
Al vento mancano i rami per far musica
ma un ramo altrove è il fuoco di pienezza
che accelera l'annata, senza nidiate domani.
Di quanto rattrappisce sotto l'ultima assenza,
di tanto ci ripaga, nella zona
che si disse albero, un polline sulla cenere:
neanche una cicatrice si rileva,
tutto è in pari, e il fuoco pende in qua.



(Silvio Ramat, da In parola, 1973)