domenica 12 novembre 2017

MERAVIGLIA DELLO STARE BENE (ricalco)


MERAVIGLIA DELLO STARE BENE

Meraviglia dello stare bene
quando le formiche mentali
non partoriscono altre formiche
e si sta leggeri come capre sulla rupe
della gioia.

(Mariangela Gualtieri, da «Le giovani parole» Einaudi)




MERAVIGLIA DELLO STARE BENE (ricalco)

Meraviglia dello stare bene
quando i viali notturni della mente
non risuonano di passi che aspetti e non arrivano
e si sta in pace come nell'incavo dolce
delle mani  aperte di un giorno che inizia
d'estate.

(gioco di ricalco con la 2B)


giovedì 12 ottobre 2017

Fuga



Non altro che questo era il nostro amore
fuggiva, tornava e ci portava
una palpebra china assai distante
un sorriso pietrificato, perso
nell'erba mattutina
una conchiglia strana che l'anima
tentava con insistenza di spiegare.

Non altro che questo era il nostro amore
frugava piano tra le cose intorno a noi
per spiegare perché ci rifiutiamo di morire
tanto appassionatamente.

E se ci reggemmo a lombi, se abbracciammo
altre nuche con tutta la nostra forza,
e confondemmo il respiro
al respiro di quella persona
se chiudemmo gli occhi, non era altro
che questo profondo desiderio di sorreggerci
nella fuga.

(Ghiorgos Seferis, Le poesie, Crocetti Editore 2017)


domenica 1 ottobre 2017

E' morto oggi un poeta, Pierluigi Cappello




"Questa mattina all'alba si è spento serenamente, a causa di una improvvisa recrudescenza del tumore da cui si stava curando, il poeta Pierluigi Cappello. Ne dà la notizia il fratello Stefano e la compagna Fabiola che, assieme al personale medico e agli amici più cari, lo hanno vegliato incessantemente in queste ultime settimane. Ringraziamo, a nome della famiglia, tutte le persone che in questi anni hanno voluto bene a Pierluigi e lo hanno sostenuto nella sua lotta quotidiana per poter dedicare ogni istante della sua breve e difficile esistenza alla cosa che amava di più: la Poesia."


Voglio ricordarlo con PIOVE, una delle sue poesie che amo e ho amato di più.
Versi che hanno chiarito in me la valenza di un legame, in uno dei periodi più belli dalla mia vita.




Piove

Piove, e se piovesse per sempre
sarebbe questa tua carezza lunga
che si ferma sul petto, le tempie;
eccoci, luccicante sorella,
nel cerchio del tempo buono, nell’ora
indovinata
stiamo noi, due sguardi versati in un corpo,
uno stare senza dimora
che ci fa intangibili, sottili come un sentiero
di matita
da me a te né dopo né dove, amore,
nello scorrere
quando mi dici guardami bene, guarda:
l’albero è capovolto, la radice è nell’aria.

(Pierluigi Cappello, da Azzurro elementare)


domenica 24 settembre 2017

Salvarsi





Com’è dura avere
un’anima da salvare:
portare avanti come
approdo una parte
lieve in cui ammarare.


(Maria Luigia Longo, Salvarsi, Istanti all'infinito, 24 settembre 2017)


giovedì 21 settembre 2017

Salvezza


Fugge l'isola
E la fanciulla torna a scalare il vento
e a scoprire la morte dell'uccello profeta
Adesso
è il fuoco sottomesso
Adesso
è la carne
la foglia
la pietra
perduti nella fonte del tormento
come il navigante nell'orrore della civiltà
che purifica la caduta della notte
Adesso
la fanciulla trova la maschera dell'infinito
e abbatte il muro della poesia.

(Alejandra Pizarnik, da La figlia dell'insonnia, Crocetti Editore, 2015)

lunedì 18 settembre 2017

Ognuno vuole avere il suo dolore





Ognuno vuole avere il suo dolore
e dargli un corpo, una sembianza, un letto,
e maledirlo nel buio delle notti,
portarlo su di sé tenacemente
perché si veda come una bandiera,
come la spada che regala forze.
Ma c’è persa nell’aria della vita
un’altra fede, un dovere diverso
che non sopporta d’esser nominato
e tocca solamente a chi lo prova.
È questo. È rimanere
qui a sentire come adesso
l’onda che sale nelle nostre menti,
le stringe insieme in un respiro solo
come fosse per sempre,
e le abbandona.
Ma nemmeno la pupilla d’un cieco
dimentica l’azzurro che non vede.


(Silvia Bre, da La figura)

martedì 29 agosto 2017

27 agosto del 1970

Il 27 agosto del 1970 a Torino Cesare Pavese si congeda dalla scrittura e, quindi, dalla vita con questo messaggio: 


"Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. 
Va bene? 
Non fate troppi pettegolezzi
Cesare Pavese"

E' un autore che amo molto e che sento molto vicino, per certi versi.

Voglio rileggerlo, oggi, a partire da questa poesia:



Sempre vieni dal mare
e ne hai la voce roca,
sempre hai occhi segreti
d’acqua viva tra i rovi,
e fronte bassa, come
cielo basso di nubi.
Ogni volta rivivi
come una cosa antica
e selvaggia, che il cuore
già sapeva e si serra.

Ogni volta è uno strappo,
ogni volta è la morte.
Noi sempre combattemmo.
Chi si risolve all’urto
ha gustato la morte
e la porta nel sangue.
Come buoni nemici
che non s’odiano piú
noi abbiamo una stessa
voce, una stessa pena
e viviamo affrontati
sotto povero cielo.
Tra noi non insidie,
non inutili cose –
combatteremo sempre.

Combatteremo ancora,
combatteremo sempre,
perché cerchiamo il sonno
della morte affiancati,
e abbiamo voce roca
fronte bassa e selvaggia
e un identico cielo.

Fummo fatti per questo.
Se tu od io cede all’urto,
segue una notte lunga
che non è pace o tregua
e non è morte vera.
Tu non sei piú. Le braccia
si dibattono invano.

Fin che ci trema il cuore.
Hanno detto un tuo nome.
Ricomincia la morte.
Cosa ignota e selvaggia
sei rinata dal mare.

Cesare Pavese
[19-20 novembre 1945]

(da “La terra e la morte”, in “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, Einaudi, Torino, 1951)