domenica 24 settembre 2017

Salvarsi





Com’è dura avere
un’anima da salvare:
portare avanti come
approdo una parte
lieve in cui ammarare.


(Maria Luigia Longo, Salvarsi, Istanti all'infinito, 24 settembre 2017)


giovedì 21 settembre 2017

Salvezza


Fugge l'isola
E la fanciulla torna a scalare il vento
e a scoprire la morte dell'uccello profeta
Adesso
è il fuoco sottomesso
Adesso
è la carne
la foglia
la pietra
perduti nella fonte del tormento
come il navigante nell'orrore della civiltà
che purifica la caduta della notte
Adesso
la fanciulla trova la maschera dell'infinito
e abbatte il muro della poesia.

(Alejandra Pizarnik, da La figlia dell'insonnia, Crocetti Editore, 2015)

lunedì 18 settembre 2017

Ognuno vuole avere il suo dolore





Ognuno vuole avere il suo dolore
e dargli un corpo, una sembianza, un letto,
e maledirlo nel buio delle notti,
portarlo su di sé tenacemente
perché si veda come una bandiera,
come la spada che regala forze.
Ma c’è persa nell’aria della vita
un’altra fede, un dovere diverso
che non sopporta d’esser nominato
e tocca solamente a chi lo prova.
È questo. È rimanere
qui a sentire come adesso
l’onda che sale nelle nostre menti,
le stringe insieme in un respiro solo
come fosse per sempre,
e le abbandona.
Ma nemmeno la pupilla d’un cieco
dimentica l’azzurro che non vede.


(Silvia Bre, da La figura)

martedì 29 agosto 2017

27 agosto del 1970

Il 27 agosto del 1970 a Torino Cesare Pavese si congeda dalla scrittura e, quindi, dalla vita con questo messaggio: 


"Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. 
Va bene? 
Non fate troppi pettegolezzi
Cesare Pavese"

E' un autore che amo molto e che sento molto vicino, per certi versi.

Voglio rileggerlo, oggi, a partire da questa poesia:



Sempre vieni dal mare
e ne hai la voce roca,
sempre hai occhi segreti
d’acqua viva tra i rovi,
e fronte bassa, come
cielo basso di nubi.
Ogni volta rivivi
come una cosa antica
e selvaggia, che il cuore
già sapeva e si serra.

Ogni volta è uno strappo,
ogni volta è la morte.
Noi sempre combattemmo.
Chi si risolve all’urto
ha gustato la morte
e la porta nel sangue.
Come buoni nemici
che non s’odiano piú
noi abbiamo una stessa
voce, una stessa pena
e viviamo affrontati
sotto povero cielo.
Tra noi non insidie,
non inutili cose –
combatteremo sempre.

Combatteremo ancora,
combatteremo sempre,
perché cerchiamo il sonno
della morte affiancati,
e abbiamo voce roca
fronte bassa e selvaggia
e un identico cielo.

Fummo fatti per questo.
Se tu od io cede all’urto,
segue una notte lunga
che non è pace o tregua
e non è morte vera.
Tu non sei piú. Le braccia
si dibattono invano.

Fin che ci trema il cuore.
Hanno detto un tuo nome.
Ricomincia la morte.
Cosa ignota e selvaggia
sei rinata dal mare.

Cesare Pavese
[19-20 novembre 1945]

(da “La terra e la morte”, in “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, Einaudi, Torino, 1951)

sabato 19 agosto 2017

Non ho smesso di pensarti



Non ho smesso di pensarti,
vorrei tanto dirtelo.
Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare,
che mi manchi
e che ti penso.
Ma non ti cerco.
Non ti scrivo neppure ciao.
Non so come stai.
E mi manca saperlo.
Hai progetti?
Hai sorriso oggi?
Cos’hai sognato?
Esci?
Dove vai?
Hai dei sogni?
Hai mangiato?
Mi piacerebbe riuscire a cercarti.
Ma non ne ho la forza.
E neanche tu ne hai.
Ed allora restiamo ad aspettarci invano.
E pensiamoci.
E ricordami.
E ricordati che ti penso,
che non lo sai ma ti vivo ogni giorno,
che scrivo di te.
E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse.
Ed io ti penso
ma non ti cerco.

(Charles Bukowski)

sabato 15 luglio 2017

Estate.


Estate. Tempo di viaggi e di miraggi. Tempo in cui, più che al 31 di dicembre, capita di fare bilanci e promesse per il presente, ipotizzando e costruendo un futuro nuovo e che ci assomigli. 

E' tempo di energia e, per me, è il tempo in cui vado in giro per il mondo a "spaesare parole".


Estate e libertà


Morde la pelle
un'eco di risacca:
sogno perenne.

(da haiku per gioco, Cantiere/poesia)


Mi disconnetto per un po' e auguro, a me e a tutti voi, davvero una buona estate!
ml


mercoledì 5 luglio 2017

Ti scrivo da vicino, come se la mano



Ti scrivo da vicino, come se la mano
ti fosse oggetto breve affiorato,
come se dalla strada ti arrivasse
la piccola certezza per l’acquisto
dei minuti seguenti. Da vicino
come il sole, come la cicala.
Come un silenzio pieno
che ti venisse agli occhi di mattina
e amarti fosse l’abito
scelto al cominciar del giorno.

(Pedro Tamen, Il nome delle cose, a cura di Giulia Lanciani)