giovedì 24 novembre 2016

Ero la più minuta della casa


Ero la più minuta della casa –
avevo la stanza più piccola –
di notte la mia lucina, e il libro –
un geranio solo –

dove potessi raccogliere la menta
che non smetteva mai di stillare –
e appena un cestino –
fatemi pensare – son certa
che fosse tutto –

Non parlavo mai – se non quando interrogata –
e sempre brevemente e a voce bassa –
non potevo sopportare di vivere – a voce alta –
il baccano mi dava vergogna –

E se non fosse stato così lontano –
e qualcuno che conoscevo
doveva partire – spesso pensavo
che inavvertita – avrei potuto morire –

(486)

I was the slightest in the House –
I took the smallest Room –
At night, my little Lamp, and Book –
And one Geranium –

So stationed I could catch the Mint
That never ceased to fall –
And just my Basket –
Let me think – I’m sure
That this was all –

I never spoke – unless addressed –
And then, ’twas brief and low –
I could not bear to live – aloud –
The Racket shamed me so –

And if it had not been so far –
And any one I knew
Were going – I had often thought
How noteless – I could die –


(Emily Dickinson da “Tutte le poesie”, Mondadori, Milano 1997)


mercoledì 23 novembre 2016

Quando l’amore vola



Quando vola a te l’amore
neanche un cenno ti tradisca –
le ali, un frullo lieve di civetta,
di sabbia gli occhi accecati –
se proprio devi, sospira,
ma apponigli il sigillo.

Né un cenno ti deve tradire
quando via da te volerà.
Poiché – lo sai – di te si stancherà,
non ne puoi dubitare.
I tuoi sussulti dovrai soffocare.
Il cuore abbia pazienza:
per sempre dovrai farne senza.


(Walter de la Mare, Trad. di Silvio Raffo)

sabato 19 novembre 2016

Ricordare


A volte la sera il tempo
ferma i ricordi sulle pareti:
camminano nella stanza
come fantasmi di cui so ogni cosa.
Mi parlano, s’inventano le storie
all’orecchio, camuffano di verità
i sogni. I giorni andati ne fanno
facce d’eroi.

(Maria Luigia Longo, Ricordare, Istanti all'infinito, 19 novembre 2016)

Un tempo difficile è questo




Viviamo giorni difficili, angelo mio
(Sigfrido, Gerusalemme)


Un tempo difficile è questo:
e proprio su di noi
si schiude il riparo;
ma respiriamo come sulla terra l'erba,
e vedrai, ce ne andremo presto
con vele verdi, angelo mio.

Ma perché non ci siamo amati fino adesso?
Com'è successo? Ci pensi,
perché tu non lui, perché lui non te,
e perché amò proprio quella?

Sarà stato soprattutto il destino?
O un disegno che trascende
pure il destino? E poi il fatto
che il passato
fu imprevedibile?

Ma non occupiamoci di questo adesso,
l'amore è buono se amato,
e il passato se sepolto
ti amo; nel cielo pasquale
o sul prato
emerge
una nave intrecciata di erbe e di
astri.

(Szócs Géza, trad. Tommaso Kemeny)

lunedì 14 novembre 2016

Sulla riva del mare silente


Sulla riva del mare silente
si è levata la notte, e la luna
si fa largo attraverso le nubi,
e si sente sussurrare i flutti:

Quell'uomo, laggiù, certo è un pazzo,
o deve essere innamorato,
perché ha l'aria avvilita e contenta,
è contento ed è insieme avvilito?

E la luna guardandolo ride,
e con limpida voce dichiara:
quello è innamorato ed è pazzo,
e per giunta è anche un poeta.

(Heinrich Heine. L'infelice beffardo, a cura di S. Carusi)

sabato 12 novembre 2016

Ad ogni modo si dice basta


Ad ogni modo si dice basta
anche se nessun gesto ha colmato la misura.
A volte si dice “Non girare a vuoto”
anche se il vuoto è qui e ti rende immobile.
Meglio andare.

In una giornata autunnale
si pronuncia la parola amore
e una scia di possibilità mancata
apre un senso nuovo alla vita.
Di qua o di là
possibile o impossibile.
E in mezzo “chissà se avremmo costruito qualcosa”.

Il suono di queste parole cade
nella teca della possibilità e lì rimane,
nel silenzio soffocato di quel condizionale passato.

Da qualche parte qualcuno ha avuto più coraggio
e si è infilato nella vita così,
come si abbraccia nel silenzio complice
il nome amato; in questa maniera
si tiene il mondo intero su un palmo
lo si protegge dal vento, lo si tiene al caldo.

(da Contare le parole, Transeuropa Edizioni)

domenica 6 novembre 2016

(Non) tornare


Il passo è breve: non ritorna.
Il tempo è poco più vuoto
di queste mani concave
che stanno a guardare.
Si sta nell'incavo di una
storia sussurrata e s’aspetta
di poterla raccontare.

Non ritorna la distanza
dei due corpi che furono,
non le stagioni da cui ci si
stacca a volte solo
per sopravvivere. Nessuno
ritorna per sopravvivere.

Si torna solo per vivere o morire.

(Maria Luigia Longo, (Non) tornare, Istanti all'infinito, 23 gennaio 2016)