domenica 25 agosto 2013

Di là.



La sera non è sera se non sono accese tutte le luci nelle stanze delle case di fronte. Il palazzo di mattoncini rossi con i balconi in cemento grigio è il più alto di tutti e l’ultimo a spegnersi. 
Si accende prima la finestra centrale dell’ultimo piano, poi quella di destra del secondo, poi rincasa la ragazza dell’appartamento centrale del primo. Infine quella dell’appartamento di sinistra del secondo piano. Terzo, secondo, primo, secondo. 
Alle dieci formano un rombo illuminato. Si spengono in ordine sparso. Ieri per tutta la notte è rimasta accesa la luce del primo piano. 
Qualcosa è accaduto.

(Maria Luigia Longo, Di là, luglio 2013)


Ritorno



Hai approfittato del mio posto vuoto,
per farmici trovare il tuo corpo,
madido di aromi, carico di umori

Avevi detto che non saresti andata
mai via, se fosse dipeso da te
Che avresti voluto vivere così,

anche avvinghiata al mio essere
senza desiderare più nient'altro,
perché da piccola ero nel tuo sogno!

E c’avevo creduto, per non perdere
l'abitudine al pensiero forte,
quello che ti fa sentire vincente,

ed anche un po' egoista ed arrogante.
Perché c'è sempre stata lei, a suffragare
i tuoi fuochi d'artificio, e le tue irrealtà.

Poi, quando il vuoto s’è impossessato
del progetto di vita, che avevi per lei,
mai conosciuta ancora dagli altri,

non hai più osato credere a un ritorno,
come se nulla fosse mai accaduto
fra un alambicco di fantasie e speranze,

col museo degli orrori che, intanto,
avevi già avuto tutto il tempo
di costruirti puntigliosamente attorno.

Ora ce l'hai davanti, è lei di nuovo
Con il suggerimento delle storie passate,
per quanto distorte e massacrate

da un bisogno d'estasi o autopunizione,
perché alla fine ti potessi ritrovare
in quel suo posto vuoto, mai lasciato

Quando sentivi, nel tuo muto dolore,
il filo che v’univa, in barba al mondo!
Ora lei è qui, lo sguardo nello sguardo

Sta per baciarti e tu la vuoi per sempre
come se l’Amore non dovesse realizzare
neanche un attimo, che se ne sia mai andato!

(Ferny Max)

giovedì 11 luglio 2013

Brezza



Quando arriverai alla stazione
non fare nulla di superfluo
Non andare al chiosco
dai venditori di tabacco o frutta
Te ne starai fermo sotto la grande porta
immobile dentro la luce del giorno
lasciando sulle scarpe la polvere del mondo
nelle linee chiuse delle tue mani
Perché noi, da lontano
ti riconosceremo
sotto l’orologio che segnerà
l’ora perduta.

(Yòrgos Chronàs)

martedì 9 luglio 2013

Immagine amorosa




Idolo di tenue came, mi travagli.
Tramonta luce, l’ombra s’allunga
alle penose vigne, tuo caldo d’amore
s’accende sotto i capelli; e, intorno,
entro chiuso orizzonte, ha dolci echi
nei suoni delle cose: uccelli, fonti,
e case e siepi e grida di fanciulli amorosi.

Ti tiene il prato, s’incendia con la terra
il tuo viso, il tuo ansito è il vento, e, serena,
la fatica degli uomini.

Ed io sono precluso, intanto, dal celeste
giro di queste cose. Sento e non vivo.
Sopra dite dolce s’annida l’ombra
della sera... Ma mi ritrovo, poi, e forza
è nel mio viso


Pier Paolo Pasolini


Addosso al viso mi cadono le notti
e anche i giorni mi cadono sul viso.
Io li vedo come si accavallano
formando geografie disordinate:
il loro peso non è sempre uguale,
a volte cadono dall'alto e fanno buche,
altre volte si appoggiano soltanto
lasciando un ricordo un po’ in penombra.
Geometra perito io li misuro
li conto e li divido
in anni e stagioni, in mesi e settimane.
Ma veramente aspetto
in segretezza di distrarmi
nella confusione perdere i calcoli,
uscire di prigione
ricevere la grazia di una nuova faccia.

(Patrizia Cavalli)


lunedì 8 luglio 2013

Senza di te, tornavo



Senza di te tornavo, come ebbro,
non più capace d'esser solo, a sera
quando le stanche nuvole dileguano
nel buio incerto.
Mille volte son stato così solo
dacché son vivo, e mille uguali sere
m'hanno oscurato agli occhi l'erba, i monti
le campagne, le nuvole.
Solo nel giorno, e poi dentro il silenzio
della fatale sera. Ed ora, ebbro,
torno senza di te, e al mio fianco
c'è solo l'ombra.
E mi sarai lontano mille volte,
e poi, per sempre. Io non so frenare
quest'angoscia che monta dentro al seno;
essere solo.

(Pierpaolo Pasolini)



lunedì 1 luglio 2013

Esercizio su Madrigali della porta



Se ora tu bussassi alla mia porta
e piano mi portassi verso il letto
e io di colpo aprissi il mio sorriso
poi con la mano accarezzassi
la nuca il collo il petto
guardandomi nel viso, sono certa,
mi diresti: «Amor mio, senza di te
non son più io.»

E la storia sarebbe riaperta.

(Esercizio su Madrigali della porta da un'idea di  Giulio Mozzi)