[...] E ti appropri di/un mondo che/nello scrutare sorpreso l'ombra/ha la sua strofa.// (da Paesaggi di tempo, pag. 24)
giovedì 7 febbraio 2013
Mendica voce
E ancora mi azzardo ad amare
il suono della luce in un’ora morta,
il colore del tempo in un muro abbandonato.
Nel mio sguardo ho perduto tutto.
Chiedere è così lontano. Così vicino sapere che non c’è.
(Alejandra Pizarnik)
mercoledì 6 febbraio 2013
Il vento
Il vento
trascina a stento
l’odore dei tuoi ritocchi
sulle espressioni buffe del viso
che non per artificio plastico
ma per maestria mimica
riesci a ravvivare.
A te alterno
l’umore folle
di un ritrovato abbandono
nel sorriso che porta a un’eco.
E quell’intervallo
incurva
il sentire di sentire
sulla tua schiena nuda
paesaggi di paesaggi
di tempo.
(Maria Luigia Longo, Paesaggi di Tempo, Samuele Editore)
trascina a stento
l’odore dei tuoi ritocchi
sulle espressioni buffe del viso
che non per artificio plastico
ma per maestria mimica
riesci a ravvivare.
A te alterno
l’umore folle
di un ritrovato abbandono
nel sorriso che porta a un’eco.
E quell’intervallo
incurva
il sentire di sentire
sulla tua schiena nuda
paesaggi di paesaggi
di tempo.
(Maria Luigia Longo, Paesaggi di Tempo, Samuele Editore)
martedì 5 febbraio 2013
Verso mattina
Sentire
soltanto il secco fruscio della manica contro la pagina,
il tenue schiocco della salda pagina bianca.
Si piega quando la piego,
ornamento di dita contorte,
la manica bianca lo risucchia.
Il cielo gelato dietro la finestra,
gli uccelli si incurvarono nelle ali
e rimasero bloccati.
Uno di loro si fuse col ramo,
coperto dalla corteccia bruna,
i pori degli occhi
socchiudero il freddo.
Non cola nulla,
le foglie ammansiscono l'aria.
Il dito di un pino argenteo
minaccia il cielo.
Continua ad esserci un grigiore impassibile,
la superficie non crepita, non penetra.
(Martina Blazekova)
lunedì 4 febbraio 2013
Funerale senza tristezza.
Questo non è esser morti,
questo è tornare
al paese, alla culla:
chiaro è il giorno
come il sorriso di una madre
che aspettava.
Campi brinati, alberi d’argento, crisantemi
biondi: le bimbe
vestite di bianco,
col velo color della brina,
la voce colore dell’acqua
ancora viva
fra terrose prode.
Le fiammelle dei ceri, naufragate
nello splendore del mattino,
dicono quel che sia
questo vanire
delle terrene cose
– dolce –,
questo tornare degli umani,
per aerei ponti
di cielo,
per candide creste di monti
sognati,
all’altra riva, ai prati
del sole.
(Antonia Pozzi, 3 dicembre 1934)
domenica 3 febbraio 2013
Come è forte il rumore dell'alba!
XXIX
Come è forte il rumore dell'alba!
Fatto di cose più che di persone.
Lo precede talvolta un fischio breve,
una voce che lieta sfida il giorno.
Ma poi nella città tutto è sommerso.
E la mia stella è quella stella scialba
mia lenta morte senza disperazione.
(Sandro Penna, Una strana gioia di vivere, 1949-1955)
sabato 2 febbraio 2013
La partenza
tante volte e poi l'ultima.
Ho raccolto il mio fascio di fogli,
preparata la cartella con gli appunti,
ricordato chi non sono, chi sono,
lo schema del lavoro che non farò.
Ho salutato mia moglie che ora respira
nel sonno sempre la vita passata,
il dolore che appena le ho assopito
con imperfetta, di sé pietosa, atterrita tenerezza.
Ho scritto alcune lettere ad amici
che non mi perdonano e che non perdono.
E ora sul punto di dormire
un dolore terribile mi morde
come mille anni fa quando ero bambino
e lo chiamavo Iddio, e Iddio è questo
ago del mondo in me.
Fra poco, quando dai cortili l'aria
fuma ancora di notte e sulla città
la brezza capovolge i platani, scenderò per la via
verso la stazione dove escono gli operai.
Contro il loro fiume triste, di petti
vivo, attraverso la mobile speranza
che si ignora e resiste,
andrò verso il mio treno.
(Franco Fortini)
venerdì 1 febbraio 2013
Arte poetica
Guardare il fiume fatto di tempo e acqua
e ricordare che il tempo è un altro fiume,
sapere che ci perdiamo come il fiume
e che i visi passano come l'acqua.
Sentire che la veglia è un altro sonno
che sogna di non sognare e che la morte
che teme la nostra carne è quella morte
di ogni notte, che si chiama sonno.
Vedere nel giorno o nell'anno un simbolo
dei giorni dell'uomo e dei suoi anni,
convertire l'oltraggio degli anni
in una musica, un rumore e un simbolo.
Vedere nella morte il sonno, nel tramonto
un triste oro, tale è la poesia
che è immortale e povera. La poesia
ritorna come l'aurora e il tramonto.
A volte nella sera una faccia
ci guarda dal fondo di uno specchio;
l'arte deve essre come quello specchio
che ci rivela la nostra propria faccia.
Raccontano che Ulisse, stanco di prodigi,
pianse di amore quando scorse la sua Itaca
verde e umile. L'arte è quell'Itaca
di verde eternità, non di prodigi.
E' anche come il fiume interminabile
che passa e resta ed è specchio di uno stesso
Eraclito incostante che è lo stesso
ed è un altro, come il fiume interminabile.
(Jorge Louis Borges)
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