Buona lettura!
ml
#micronarrazioni
#potassio
Arrivo in ospedale con un senso di oppressione al petto e una ipotesi di infarto: per questo mi attribuiscono la priorità alta. La visita è veloce e di routine. Il cuore è a posto, è il potassio che manca: quasi azzerato, ha creato scompensi, dandomi la sensazione di non poter riuscire a respirare.
Accanto al mio letto, dove mi terranno per tutta la notte, una giovane donna slava nel suo italiano incerto racconta ad uno psichiatra i motivi che l'hanno spinta a tentare il suicidio, dopo aver accompagnato sua figlia all'asilo, averla vestita e pettinata a festa.
- Io no lo so dove sbattere mia testa.
Io no prometto niente a mia figlia.
Lei guarda miei occhi e vede vuoto.
Ha parlato per un'ora, con un respiro senza più lacrime.
Ad assistere alla sua disperazione, mi sento di troppo. Perfino nella mia vita. Come si sopravvive a una assenza totale di prospettive?
Nell'opacità della stanza e delle sensazioni, arriva un raggio di sole: la mano calda di una infermiera che - mentre mi chiede come sto - tiene premuta la sua mano sul mio braccio per qualche attimo incalcolabile. E mi accarezza. Una pressione leggera ma ferma. Il calore si propaga subito per tutto il corpo, fin dentro.
Dovrei forse dirle di andare con lo stesso calore a prendersi cura della donna slava.
Ma non dico niente: mi tengo, tutto per me, quel calore senza volto che mi trattiene in questa vita.



