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giovedì 12 novembre 2020

#micronarrazioni #potassio


Ogni tanto vi faccio leggere qualche estratto di quello a cui sto lavorando. Qualche giorno fa, era le poesia, oggi una micronarrazione.

Buona lettura!

ml

 #micronarrazioni

#potassio

Arrivo in ospedale con un senso di oppressione al petto e una ipotesi di infarto: per questo mi attribuiscono la priorità alta. La visita è veloce e di routine. Il cuore è a posto, è il potassio che manca: quasi azzerato, ha creato scompensi, dandomi la sensazione di non poter riuscire a respirare. 

Accanto al mio letto, dove mi terranno per tutta la notte, una giovane donna slava nel suo italiano incerto racconta ad uno psichiatra i motivi che l'hanno spinta a tentare il suicidio, dopo aver accompagnato sua figlia all'asilo, averla vestita e pettinata a festa.

- Io no lo so dove sbattere mia testa.

Io no prometto niente a mia figlia.

Lei guarda miei occhi e vede vuoto.


Ha parlato per un'ora, con un respiro senza più lacrime.

Ad assistere alla sua disperazione, mi sento di troppo. Perfino nella mia vita. Come si sopravvive a una assenza totale di prospettive?

Nell'opacità della stanza e delle sensazioni, arriva un raggio di sole: la mano calda di una infermiera che -  mentre mi chiede come sto - tiene premuta la sua mano sul mio braccio per qualche attimo incalcolabile. E mi accarezza. Una pressione leggera ma ferma. Il calore si propaga subito per tutto il corpo, fin dentro. 

Dovrei forse dirle di andare con lo stesso calore a prendersi cura della donna slava.

Ma non dico niente: mi tengo, tutto per me, quel calore senza volto che mi trattiene in questa vita.



giovedì 1 agosto 2019

#micronarrazioni #porzione di tempo




#micronarrazioni/1 #porzione di tempo 

Quando si è giovani non si ha tempo da perdere. Loro, i giovani, che ne hanno tanto. Loro, che lo hanno tutto.
Stamattina presto, mentre portavo fuori il cane, rientrava Amir, con la nottata passata fuori ancora cucita addosso.
È difficile non vederlo sorridere e non sentire che ti chieda come stai.
Ma come stai tu, Amir?
Il suo "bene, grazie" , detto veloce mentre prende le chiavi e con un piede è già dentro, riverbera nell'androne, mentre il cane mi tira e mordicchia il guinzaglio e quel residuo di tempo che mi separa da Amir.
Al rientro lo incrocio di nuovo, in tenuta da lago, sorride ancora e dice "Ehi!". 
Fuori lo aspetta un tempo infinito quanto una possibilità.

(mio inedito) 


mercoledì 31 luglio 2019

#micronarrazioni



Buongiorno,
ho aperto una rubrichetta di micronarrazioni, interna al blog e che pubblicherò anche sui miei social con cadenza più o meno quotidiana. Saranno brevissimi testi in prosa, non più di 100 parole, che racconteranno semplici eventi che mi capitano o che, per un dettaglio magari, hanno la forza di isolarsi e connotarsi dalla miriade di eventi che ogni giorno accadono. Nessuna morale, nessun messagio, solo narrazione.

Apre la rubrica #Di là.
Segue poi
#porzionedi tempo
#famiglie
#intimità
#fantasmi
#inconsueti
#ilsolito
#acquaspegneilfuoco
#memoriadeiluoghi
#respirodelmondo
#cortesialeggera
#vuoto
#amarsidagiovani
#primoappuntamento
#laregoladelbere
#fioriemissile
#arrampicarsinelbuio
#l'etàavanza
#vittimepredestinate
#lavitadavntiaunabara
#potassio

Buona lettura!
ml


#micronarrazioni



#micronarrazioni

Di là
La sera non è sera se non sono accese tutte le luci delle case di fronte. Il condominio di mattoni rossi con i balconi in cemento grigio è il più alto di tutti; l’ultimo a spegnersi.
Si accende prima la finestra centrale dell’ultimo piano, poi quella di destra del secondo, poi rincasa la ragazza dell’appartamento centrale del primo e accende. Infine, l'uomo dell’appartamento di sinistra del secondo piano: accende dopo un attimo.
Terzo, secondo, primo, secondo.
Alle dieci formano un rombo illuminato.
Si spengono in ordine sparso. A volte fanno le ore piccole.
Quando si spengono tutte le luci vado a letto anch'io.
Ieri per tutta la notte è rimasta accesa la finestra del primo piano: qualcosa è accaduto.

luglio 2019, Inedito

#micronarrazioni #dilà #parole #parolevive #parolenuove #writing

mercoledì 6 aprile 2016

la nonna...


*****

La nonna…

Già m’immagino la solita ramanzina: perché non mi vieni mai a trovare; che fai a casa tutta sola; come sei dimagrita!; tu mangi troppo poco… perché non vieni a pranzo da me?! E poi si unisce la mamma e mi fanno una sinfonia. Uffa. Sì, ma ci vado anche perché  oggi è giorno di paga (!!).

Ciao, nonna, come stai?

Da un momento all’altro scatteranno le critiche sull’abbigliamento e sulla pettinatura.
Infatti.
Ma perché non tifaicrescereicapelli, staresti meglio!; e perché non indossiognitantounbeltailler o qualcosa di più femminile!? E blah! blah!! Blah!
Fermati un altro po’ con me… sei appena arrivata… noi ti fai mai vedere…

 

No, nonna, proprio non posso. Devo andare

a casa di Ida, ‘ché forse è malata.

Ci vediamo la prossima settimana, va bene?

Ah, mamma, mi dai un po’ di $oldi??

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*****

Bbrrr… che freddo fa stasera…

Come? Ida non c’è?? Come? E’ partita?! Scusi, per dove?? Dai nonni?! (E perché…)
E la scuola?? Va be’…

Ti pareva, sarà tornata tardi dalla festa di Michele e i suoi l’hanno rispedita dai nonni. E’ la terza volta quest’anno! Sicuramente, poi, era ubriaca persa o cannata…  Chissà quanti giorni ci resterà stavolta.

Maria Luigia Longo, da La voce di un'adolescente, Inedito, Prose/Cantiere )

venerdì 11 marzo 2016

Ti dedico una poesia




Chi mi scrive?!? Non è affrancata. È senza mittente. È anonimo anche il foglio all'interno...
È una poesia.Non la conosco, non l'ho mai letta, forse non è famosa…
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Ti dedico una poesia

Una rima per il tuo sorriso,

per i tuoi occhi cinici e scaltri
e per i tuoi modi gentili.
Al ricordo di quegli attimi passati insieme,
nascosti nel silenzio e nella reciproca voglia
di ricevere e trasmettere emozioni.
Liberi da ogni coinvolgimento amoroso.

Ti dedico più tempo di quel che credi.
Nei meandri…
        
     (Il resto nella prossima lettera. Non strapparmi, ti prego!)

____________________________________________________________ 

(Un po’ patetico questo “ti prego”). E’ anonima. “Al ricordo di quegli attimi passati insieme…”, be’, allora siamo stati insieme. Mmm, forse no, perché dopo dice “Liberi da ogni coinvolgimento amoroso…”. Una storiella, in pratica. Non so … se non l’ho amato allora vuol dire che non siamo stati insieme. Boh.
Ma che sarà mai… Forse Enrico: ultimamente ci siamo avvicinati parecchio e una volta ci siamo anche baciati. No, lui non mi sembra proprio il tipo che scrive poesie. Allora chi? “Al ricordo di quegli attimi passati insieme…”, “Nella reciproca voglia di ricevere e trasmettere emozioni”. E se fosse Guido? Ieri sera è stato bello stare con lui. Mah, chissà se scrive poesie. Be’, l’occhio profondo da poeta un po’ ce l’ha, oltretutto mi ha recitato dei versi di Whitman. No, se avesse voluto baciarmi l’avrebbe certamente fatto ieri, e poi dicono che è un ragazzo che va dritto al sodo e non si abbandona a queste romanticherie. Credo di essere proprio fuori strada.  Sto tralasciando anche la possibilità che potrebbe essere uno scherzo. Stefano ha fatto una cosa del genere l’anno scorso a quella racchia della III D  solo per farla montare. Boh! La busta è assolutamente normale: bianca; e il foglio è un foglio di quaderno a righi. Quel furbastro ha usato anche la macchina da scrivere, così non posso neanche riconoscere la sua grafia. Forse perché orrenda. Forse è particolare. Chi del gruppo ha la macchina da scrivere? Oscar ce l’ha, Ivan … pure, Andrea anche, Lena… aah, praticamente tutti. Ma non credo sia uno del gruppo, ormai lo sanno con loro non voglio storie d’amore o altro e poi forse ancora non sanno che io e Michele ci siamo lasciati. E se fosse Ugo! No, no, lui sembra più il tipo da telefono. Be’, chi se ne frega…
Esco. Vado da Ida. E poi passo a salutare la nonna, visto che abitano a pochi metri l’una dall’altra.

(Maria Luigia Longo, da La voce di un'adolescente, Inedito, Prose/Cantiere )


sabato 5 marzo 2016

Come al solito anche oggi sono sola in casa


*****

Come al solito anche oggi sono sola in casa. Chissà che fine farà questa famiglia.
Drinn!! Ddrrinn!!! Il telefono? Fino a qualche mese fa quando squillava il telefono facevamo la gara per rispondere prima degli altri, ma adesso che corro a fare?
Pronto?
Sì, sono io. Chi è? Ugo?? Ugo... ma se ci siamo lasciati dieci minuti fa?!
- Volevo vedere se riconoscevi la mia voce a telefono -.
Ma certo che ti riconosco, scemo. Come perché la riconosco? (E adesso che gli dico!?). Perché... ehm… perché hai una voce caratteristica. Come Com’è? (Uffa...). È…ehm… bella... intelligente.. calda e molto sensuale. (Chissà adesso che pensa...).      Se mi piace?? Sì che mi piace. Sì che me la ricorderò. Sì, per sempre. (Ma tu guarda che tizio!).

E la mia? Com’è la mia voce? Preferisce dirmelo di persona, a voce. Mmmm…Va bene. Stasera? No, stasera ho già un altro impegno che non posso disdire. Ugo, chiamami domani, ok? Ciao.
Chissà se mi chiamerà spesso.

E adesso ho proprio voglia di un bel piatto di spaghetti col ragù di carne.

*****

Ho di nuovo in mente quel motivetto blues.
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Chissà che fine ha fatto Ida. È un periodo che sta facendo un casino di errori. Si sta spersonalizzando, mi sembra. Magari dopo la chiamo. Eh sì che non mi darà mai ascolto, ormai contano per lei più gli altri di me. Lei è una di quelle persone dalle quali mi sento presa per il culo, non nel senso che lo fa, ma nel senso che se lo facesse non mi difenderei. Accidenti a lei! No, non la chiamo più. Tanto più che adesso le è nato un altro mito: Guido.
Questo ragù sa un po’ di vecchio, chissà quanto tempo fa l’hanno preparato. Da domani andrò a stare anch’io dalla nonna, almeno è sicuro che qualcosa mangio. Il vantaggio di stare da soli sta nel fatto che puoi fare tutto il cavolo che ti pare, ma io questo l’ho ho sempre avuto, perché tanto loro litigano ogni cinque minuti e ho sempre agito a modo mio. Però prima almeno mangiavo.
Mi sa che sono pure dimagrita di tre-quattro chili, neanche se stessi facendo lo sciopero della fame...
Almeno le bistecche sono buone. E anche l'insalata.
Sandra è tornata dagli Stati Uniti e non si è fatta ancora sentire. Sarà passata più di una settimana e, non si è fatta vedere neanche al Centro né al pub. Omar adesso sta con un' altra e sembra essere anche molto felice e lei non la prese molto bene…del resto stavano insieme da due anni... forse è per questo che non si fa viva... be', però poteva almeno farmi una telefonata. Oh, guarda, c'è posta.


(Maria Luigia Longo, da La voce di un'adolescente, Inedito, Prose/Cantiere )

martedì 1 marzo 2016

Neanche Ida è venuta






*****

Neanche Ida è venuta. Chissà perché! Forse ieri sera ha fatto molto tardi e sicuramente sarà tornata a casa strafatta, speriamo solo di musica, ma è impossibile...
Guido invece c’è. E ci sono tutti gli altri.
Vorrei chiedergli un passaggio per tornare a casa, ma mi dà un po' fastidio pensare che possa fraintendere... poi, dopo ieri notte... Boh, forse rovinerebbe tutto. Tutto cosa? Tutto…ehm…tutto... uhm… tutta l'atmosfera. Be', allora lo chiedo ad Oscar, lui è sempre disponibile.
Ma che vuole Michele? Cosa vuole. È da stamattina che continua a fissarmi e a non togliermi gli occhi di dosso.
Sarà ritornato all'attacco?!!
Ma perché da me gli uomini non si scollano mai??
Chi mi chiama.
Ah, quello della stazione... Roberto o Matteo… no, ma come cavolo si chiama…ah, già…Ugo!
Hallo!! (alla maniera dei centralinisti americani...). Il suo solito ciao diretto, pacato, fisso su di me.
È vestito in maniera elegante e tutta quest’eleganza gli sta proprio a pennello. Sì, mi piace proprio! Sono piacevolmente stupita e un po’ emozionata. Leggermente. Lo guardo a lungo e mi piace farlo dritto negli occhi e sorridergli di compiacimento.
Ha un buon dopobarba. Mi accarezza, quasi furtivamente, le braccia nude mentre parla, quasi come se rubasse o strappasse la carezza al tempo più che a me. È dolce.
Certo che accetto un passaggio a casa.
Guida piano. Mi chiede se può chiamarmi qualche volta. Sì, certo. Perché?
Perché, dice, ha avuto una fascinazione, perché mi trova interessante e diversa. E perché ha voglia di me. Panico...
Come fai ad avere voglia di me se mi conosci da pochissimo? Perché ti penso spesso e voglio…vorrei…conoscerti meglio. È  per questo che ho voglia di te (con annesso sguardo da latin lover esperto e conseguente mio panico…). Va bene. (Ma non sperare in un lieto fine, cocco, non ho voglia di squallide storielle tutte sesso e non so cos'altro). Il mio numero di telefono? 7530128. Va bene qui, accosta a destra... sono arrivata... Il mio palazzo è questo verde acqua. Ciao, grazie... a presto.
Che tizio!


(Maria Luigia Longo, da La voce di un'adolescente, Inedito, Prose/Cantiere )